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Route in Bosnia, 2019
Luogo, Tappe, Data
La route si è svolta prevalentemente sul suolo bosniaco: la partenza è stata il 10 agosto (alle 5 di mattina) nei pressi di Treviso, il clan si è suddiviso in due furgoni e un'automobile e dopo un viaggio di più di 12 ore, caratterizzato da svariati cambi di destinazione, fra frontiere e code e un paio di fermate, si è allocata in una sede di raccordo scoutistico a Tuzla.
Il secondo giorno il clan si è trasferito in un complesso polifunzionale nella città di Srebrenica, e come ricambio dell'ospitalità ha avuto modo di sperimentare forme di lavoro inusuali come la macelleria e il taglio dell'erba a mano, e ha trascorso in quel luogo l'ultima notte prima dell'arrivo alla nuova e definitiva meta di Đulići, a casa di Suada.
La data di ritorno è stata il 17 agosto, ed il viaggio, oltre al punto di arrivo, sono stati sostanzialmente identici all'andata, raggiungendo Treviso a notte inoltrata.
Capi e partecipanti
| Ex Tv1 | Ex Tv5 |
|---|---|
| capi | |
| Carlotta | Elisa |
| Alessio | Francesco |
| rover e scolte | |
| Giovanni | Giorgia |
| Francesca | Silvia |
| Elena | Giulia |
| Margherita | Lorenzo |
| Gioele | Marco |
| Luigi | Matteo |
| Rocco | Marta |
| Guglielmo |
Argomento/Tema della route
L'anno scoutistico era iniziato nel nome delle scoperte del passato dei rispettivi clan, e fra le varie testimonianze che ci sono state donate hanno spiccato quelle caratterizzate da una forte componente di servizio. La consapevolezza di una route assieme ci ha fatto fantasticare sin da subito sulle possibilità per un clan di numero così elevato e dopo varie riunioni il clan ha riconosciuto il desiderio di fare una route di servizio, cosa che peraltro non avveniva da anni.
Quindi, dopo l'apparire delle proposte di luoghi come il Sud Italia, l'Est Europeo e i Balcani è stata decisa l'ultima delle tre, optando nello specifico per la Bosnia, anche grazie a solide connessioni di lunga durata con scout italiani.
Avvenimenti importanti
Eventi divertenti/ aneddoti
Svariati; di sicuro il duplice o triplice cambio di destinazione durante il viaggio è degno di nota, ma anche la richiesta di lavoro a Srebrenica, come l'insacchettamento di carne appena macellata, o l'erba da tagliare con una falce di legno, decisamente nuovi a tutto il clan;
indimenticabile il primo giorno a Đulići: dopo essere stati spiazzati dalle circostanze ed essendoci ritrovati a non sapere bene cosa fare, cercammo dei ragazzi con cui giocare e ne trovammo alcuni intenti nel giuoco del pallone: oltre ad essere molto più bravi di noi a giocare la partita si è conclusa con un bombardamento di petardi da parte di due ragazzini di circa 10 anni, i quali ci hanno anche inseguito pur di scaricare il loro arsenale su di noi; 2/3 giorni dopo uno dei due teppistelli si avvicina ad un membro musicista del clan, intento a suonare, chiedendo una breve lezione in lingua bosniaca.
Quei bravi ragazzi del clan, cercando vita e persone ai quali offrire servizio con l'ormai noto intercalare “trebateli pomoc?” hanno trovato una popolazione estremamente ospitale, molto più intenzionata a sfamarci, ospitarci e intrattenerci che ad essere aiutata in qualsivoglia faccenda; combinando questa, diciamo, difficoltà ad agire con il caldo pesante del primo pomeriggio, si è configurata una rout-ine in cui dopo pranzi abbondanti restavano due comode ore di digestione, prima di ritornare attivi.
Elena ha sfoggiato travolgenti azioni calcistiche;
alcuni ragazzi sono quasi stati portati alla frontiera -non da poliziotti- perché intesi come immigrati sperduti.
L'ultima sera prima di tornare a Tuzla il clan ha partecipato ad una festa di paese (probabilmente a Sapna), la cui popolazione si organizzava spontaneamente in danze a cerchio molto tradizionali, così tradizionali da avere una serie totale di 3/4 passi: non è stato (troppo) difficile per il clan entrarne a far parte, mossi da un'ipnotica musica balcana piuttosto ripetitiva ma non per questo poco accattivante.
Veglia sull'esperienza
Per approfondire: Veglia sull'esperienza in Bosnia
Tornati dalla Bosnia abbiamo pensato che fosse necessario raccontare ciò che avevamo visto e vissuto in modo tale da far conoscere agli altri una realtà diversa dalla nostra. Abbiamo deciso di concentrarci sulla narrazione e interpretazione delle testimonianze che abbiamo personalmente raccolto, in quanto ci sembrava il mezzo più adeguato per raccontare la storia di un paese così segnato da vicende troppo poco conosciute ma così vicine a noi.